BOLOGNA - CENTRO STORICO-ASSETTO URBANO-TRAFFICO

mercoledì 2 novembre 2011

I NUOVI STRUMENTI URBANISTICI METTONO A RISCHIO IL CENTRO STORICO DI BOLOGNA.

I NUOVI STRUMENTI URBANISTICI METTONO A RISCHIO IL CENTRO STORICO DI BOLOGNA.

RISPOSTA DI “ITALIA NOSTRA”



A seguito della conferenza stampa indetta da Italia Nostra, non stupisce il tono politico e burocratico delle risposte in difesa degli strumenti urbanistici vigenti a Bologna. Allarma, addirittura spaventa la crisi cognitiva di amministratori e di responsabili d’istituzioni definite un tempo di “alta cultura”. Considerare “città storica” l’aggregato urbano edilizio costruito fino al 1949, significa non conoscere la storia urbana degli ultimi due secoli. Significa non aver cognizione delle regole, dei meccanismi costruttivi e della struttura sociale e quindi abitativa, della città ancien regime. Significa scarsa o nulla frequentazione degli archivi catastali e delle leggi di tutela in cui si fa riferimento esplicito al Centro Storico. Significa non sapere che, dal convegno di Gubbio (1960) e dal convegno europeo di Strasburgo (1963), “città storica” sta per centro storico.


I principi di restauro urbano, che avevano caratterizzato la politica urbanistica di Bologna, furono difesi dagli stessi che oggi li rigettano con i nuovi strumenti urbanistici che hanno redatto. Quando si trattò di opporsi all’inserimento dei due cilindri detti “le gocce” in piazza Re Enzo, gridarono - insieme a Italia Nostra - “giù le mani dal centro storico”. Poi, cambiata amministrazione, rinunciarono subito a tutelare il centro storico fino a cancellarne la presenza con i nuovi piani. Nulla fecero per impedire il transito del famigerato Civis sotto le Due Torri. Anzi. Lo sostennero, inducendo la Provincia a ritirare il ricorso al TAR. Da allora, il partito contrario al mantenimento dell’identità della città storica è diventato sempre più agguerrito. Il RUE è l’ultimo atto di una tragicommedia in cui ci si mostra paladini dell’integrità della città storica, mentre la si distrugge,


Nel preannunciare un incontro a Roma nel corso del quale il caso di Bologna sarà esposto alla stampa internazionale, nella conferenza stampa Italia Nostra ha richiamato solo due episodi eclatanti; ma anche prima del RUE ha sempre contrastato il degrado accentuato dall’inserimento di attività improprie che cacciano gli abitanti (come in via Rizzoli); che attraggono traffico in zone già congestionate (come in d’Azeglio/Farini con la nuova sede del Tribunale); come in tanti altri casi in cui la commissione comunale –CQAP- raccomanda il mantenimento della facciata e applaude allo stravolgimento tipologico e funzionale.


Ridurre la questione al mantenimento della sola facciata è una bestemmia. In via Riva Reno si è dato spazio a una banca; in piazza VIII Agosto a un albergo, raddoppiando il numero dei piani interrati e distruggendo forse reperti archeologici. In via Bocca di Lupo, dove si mantengono le abitazioni, si conserva integra anche la facciata benché l’ultimo piano sia una ingombrante superfetazione, ma si cancella la tipologia interna e si stravolge completamente l’assetto del giardino, mentre le due vecchie botteghe sono destinate a diventare garage.

Se s’ignora il significato di città storica, come si può comprendere e applicare la sua tutela?



“Italia Nostra” - sezione di Bologna

martedì 1 novembre 2011

25 OTT0BRE 2011- ITALIA NOSTRA INDICE UNA CONFERENZA STAMPA E LANCIA UN ALLARME SUI NUOVI STRUM. URBANISTICI ADOTTATI E GIA' APPLICATI DAL COMUNE DI BOLOGNA

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CONVOCAZIONE CONFERENZA STAMPA




ITALIA NOSTRA LANCIA L’ALLARME:

I NUOVI STRUMENTI URBANISTICI METTONO A REPENTAGLIO IL CENTRO STORICO DI BOLOGNA


La demolizione di un edificio in piazza VIII Agosto, alla quale anche la stampa ha dato risalto nel corso dell’estate, conferma le preoccupazioni già nutrite da “Italia Nostra” in seguito all’entrata in vigore nel 2009, negli ultimi mesi della giunta Cofferati, del nuovo RUE - Regolamento Urbanistico Edilizio” e degli altri strumenti della pianificazione urbanistica comunale che gli si accompagnano (PSC, POC).

Soppiantando i princìpi del recupero urbano che proprio a Bologna erano nati e da Bologna si erano diffusi, il RUE affida di fatto al singolo progettista, che interviene su un edificio del centro storico,“le valutazioni di merito sulla individuazione delle parti di pregio storico-culturale o testimoniale”, da conservare o meno.


A “Italia Nostra” questa disciplina, estremo esito della volontà di snellire ed accelerare, preoccupa molto. E allo stesso modo deve preoccupare gli organi ministeriali (la Soprintendenza e le Direzione Regionale) impegnati, pur oltre i limiti dei formali vincoli, nella tutela del patrimonio storico, messo a rischio da una “semplificazione istituzionale” che, di qui in avanti, lascia presagire le forme di intervento più incontrollabili.

Nell’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica e preannunciando una denuncia a livello nazionale rivolta anche alla stampa estera, la sezione di Bologna di “Italia Nostra” indice sul tema una conferenza stampa, alla quale prenderanno parte l’arch. Pierluigi Cervellati, il prof. Andrea Emiliani e l’arch. Elio Garzillo.

La Conferenza stampa avrà luogo martedì 25 ottobre, alle ore 11, nella Sala Laurea del Museo di Zoologia, in via Selmi 3 (I piano).

Si auspica una nutrita partecipazione degli organi di comunicazione.

Ampia documentazione sarà distribuita sul posto.


ITALIA NOSTRA SEZ. DI BOLOGNA
Il Presidente

Prof. Daniele Benati

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Anche chi non ha dimestichezza con gli acronimi PSC, POC e RUE (i tre strumenti della Pianificazione Urbanistica Comunale di Bologna entrata in vigore nel 2009) può esaminare le tavole esplicative del RUE, facilmente reperibili, e rendersi conto che, a parte un certo numero di edifici “tutelati”segnati in colore marrone, la maggior parte degli edifici del centro storico di Bologna vi sono contrassegnati con il colore rosa.

Quel colore contrassegna gli edifici “di interesse documentale” (ovvero gli edifici che testimoniano il “carattere stesso del paesaggio urbano”) e, ad essi, vengono applicati l’art. 57 del RUE medesimo e l’art. 25 ad esso collegato.

Con solo due articoli vengono eliminati di botto tutti i princìpi del Recupero Urbano, la disciplina che proprio a Bologna era nata e che da Bologna si era diffusa quale modello urbanistico fino a ricevere un’eco internazionale.

Su quegli edifici (che sono la maggioranza sulla totalità dell’edificato, restituito nelle planimetrie non senza errori evidenti):

“si opera con le modalità progettuali e le tecniche operative del restauro applicate solo alle parti di pregio storico-culturale o testimoniale, individuate come tali dal progettista sulla base di opportune verifiche e approfondimenti conoscitivi. Gli interventi edilizi ammessi sono: manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia”. Ma “la demolizione, intesa come intervento autonomo volto a rimuovere, in tutto o in parte, manufatti preesistenti legittimi, è assimilata a intervento di manutenzione straordinaria”.

E, con questo, il cerchio sembra chiudersi.


Quello che lascia stupita l’Associazione “Italia Nostra” è anche il fatto che questa evidente bomba ad orologeria, estremo esito della volontà di snellire ed accelerare nel settore dell’edilizia, sia stata concepita ed innescata senza dibattito di sorta, senza che i cittadini bolognesi potessero rendersi conto di quello che può avvenire alla città, e che anzi è stato programmato che debba avvenire.

A “Italia Nostra” questa disciplina preoccupa molto, perché le conseguenze (in caso di sua massiccia applicazione) non possono che essere esiziali per la Città e per il suo Centro Storico.
Preoccupa anche la possibilità che un’analoga disciplina possa, nel silenzio generale, estendersi ad altre città e ad altri centri storici, nella Regione e altrove.

Vista la gravità (e l’estensione) della disciplina in questione sul territorio, “Italia Nostra” ritiene necessario sensibilizzare adeguatamente l’opinione pubblica e preannuncia sin d’ora altre iniziative di denuncia a livello nazionale.

ITALIA NOSTRA SEZIONE DI BOLOGNA
(Per vedere le foto di questa demolizione in P.za VIII Agosto, clicca qui)
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martedì 16 agosto 2011

SALVIAMO LA PAVIMENTAZIONE STORICA DI BOLOGNA.

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Tra la fine dell' Ottocento e i primi decenni del '900, nelle principali vie e piazze del centro di Bologna venne realizzata una splendida pavimentazione in blocchi di granito grigio, e rosso in alcune zone. in sostituzione di quella più antica in acciottolato con corsie di pietra, anche in rapporto ai vasti interventi urbanistici degli ultimi decenni dell'800, conclusi con l'allargamento di via Rizzoli (fine anni '20).


E' straordinaria l'importanza storico architettonica ed ambientale di tale pavimentazione, sia per il valore intrinseco del nobile materiale, sia per la valorizzazione delle vedute prospettiche di strade e di edifici e monumentali. Ma anche - aspetto meno frequentemente rilevato - quale testimonianza di un sapientissimo magistero artigianale oggi in gran parte perduto, che si esprime non solo nel vivace aspetto delle superfici lavorate a mano e nel perfetto apparecchio dei blocchi di pietra con giunti sottilissimi, ma anche nelle soluzioni particolari costituite da pezzi “speciali” di pietra di diverse dimensioni e forme ingegnosamente giustapposti, in corrispondenza degli incroci tra strade principali e secondarie; soluzioni che conferiscono un vero e proprio “valore aggiunto” alla qualità degli spazi stradali, che andrebbe interamente perduto in qualsiasi intervento che non fosse di rigorosa conservazione.

Aggiungasi che l'intervento otto-novecentesco non si limita alla pavimentazione delle principali vie e piazze, ma si inquadra in un più generale e organico progetto, delimitando le altre aree stradali del centro – su cui si pensava forse di intervenire in seguito, pavimentate in seguito con porfido o con asfalto - con una o più file di lastre rettangolari di maggiori dimensioni, che costituiscono in molte casi anche una sorta di elegante “basamento” di edifici monumentali, e al tempo stesso delineano chiari e comodi percorsi pedonali, come quello che iniziando da via Porta Nuova scandisce tutta la via IV Novembre lambendo la chiesa di San Salvatore, il palazzo della Prefettura e piazza Galileo.

A partire dalla metà degli anni '80 in molte strade del centro incluse alcune radiali, al fine di renderle più resistenti alle sollecitazioni degli automezzi, venne inserito uno spesso strato di calcestruzzo armato sotto la pavimentazione, sostituendo all'originale apparecchio “a spina di pesce” delle lastre una incongrua disposizione “a pettine”: intervento inefficace sul piano funzionale oltre che estetico, come denotano le discontinuità e il progressivo affossamento dei basoli continuamente sollecitati dai pesantissimi autobus doppi, e la conseguente chiusura dei giunti con bitume e pietrisco in larghe e irregolari chiazze fino a coprire parte delle superfici. Dal 2009 per motivi finanziari e di urgenza si è effettuata addirittura l'asportazione dei blocchi di pietra nelle zone più deformate, colmando poi le buche con asfalto (via Barberia, Strada Maggiore, via Rizzoli). Da anni poi è in atto la copertura indiscriminata con manto di asfalto delle pavimentazioni in pietra di importanti strade (Ugo Bassi, Sant'Isaia, Lame); mentre tutt'altro che soddisfacenti appaiono i rifacimenti delle pavimentazioni di alcune strade centrali come via Farini, dove anche le nuove lastre di pietra lavorate meccanicamente, nelle zone più sollecitate sono finite presto semicoperte dal bitume debordante dai giunti.

Alla base di tutto questo, a parte motivi tecnici e finanziari, v'è la scarsa sensibilità e attenzione verso il patrimonio architettonico ed urbanistico da parte dell'Amministrazione comunale, che da oltre vent'anni si è limitata a provvedimenti di pura emergenza dettate dalle predominanti esigenze del traffico pubblico e privato, senza affrontare il problema di fondo di un diverso e più duttile modello di mobilità cittadina, che prevedesse l'alleggerimento e ove possibile l'eliminazione del traffico nelle vie del centro quale primario mezzo di salvaguardia dell'aspetto della città e delle stesse pavimentazioni storiche, tutelate dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Nell'ambito del progetto relativo al percorso del Civis e per quanto è stato possibile rilevare dalle documentazioni acquisite presso la Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna, nelle vie Rizzoli e Ugo Bassi è previsto il ripristino delle lastre di granito grigio con il reimpiego “ove possibile” di quelle preesistenti, ma disposte in modo uniforme, perpendicolarmente agli assi stradali. Ciò comporterebbe per via Rizzoli la scomparsa dell'attuale ingegnosa soluzione a tre corsie, di cui quella centrale con filari di lastre perpendicolari all'asse strada e le due laterali con filari inclinati a 45 gradi, nonchè l'eliminazione di quelle “soluzioni particolari” formate dalla convergenza di filari obliqui con pezzi speciali di pietra, trapezoidali e pentagonali, come quelle negli incroci con via Degli Artieri, via Calzolerie e via Oleari. Inoltre, verrebbe fortemente ridimensionata la pavimentazione di granito rosa di Baveno nel tratto ovest di via Rizzoli e in piazza Re Enzo, quasi per una sorta di purismo stilistico a favore del granito grigio, negando il significato dell'unica testimonianza dell'intervento di età carducciana, saggiamente rispettata nei lavori del 1960 per il sottopassaggio.

In definitiva, negli ultimi venticinque anni v'è stata la distruzione o totale alterazione della preziosa pavimentazione in pietra di inizio '900, degna di essere considerata e tutelata alla stregua delle facciate dell'architettura storica e presente ormai solo in piazza Maggiore e in poche altre vie del centro.
Di qui l'assoluta necessità del massimo impegno da parte di tutti i soggetti interessati perchè ogni futuro intervento sulle pavimentazioni lapidee originali rimaste sia eseguito con criteri di vero e proprio restauro, prevedendo in particolare il rispetto del disegno tradizionale e il reimpiego dei materiali esistenti.


                                                                   Germana Aprato

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GENRMANA APRATO, già sovrintendente in varie importanti città d'Italia, è ora consigliere nel Direttivo di ITALIA NOSTRA BOLOGNA, dove ricopre anche la carica di vicepresidente.

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lunedì 15 novembre 2010

COME VEDONO BOLOGNA DAL MONDO

     Anni fa conobbi una archeologa brasiliana, che quasi ogni anno viene in Italia, peraltro terra d'origine dei suoi nonni, poichè ha un incarico in Molise ove studia il popolo Sannita. E' anche "innamorata" di Bologna in cui ebbe modo in passato di venire come spiegherà lei stessa nelle righe da me riportate in calce.
     Essendo divenuti amici l'ho inserita di recente nell'indirizzario da me creato per comunicare le novità pubblicate in questo sito e lei ha voluto, assieme ad un amico, inviarci la loro testimonianza e la loro solidarietà...                               
                                                                      (Maurizio Vicinelli)
(Prof. Marléne Suanno nel febbraio 2006, durante una sua visita a S. Stefano-Bo)



São Paulo-12-11-2010


Ciao, Maurizio,


sono assolutamente scandalizzata dalle notizie che mi giungono riguardo l’attuale situazione del centro storico di Bologna! Se pensi che nel 1976 sono uscita dagli scavi nel Molise per andare a vedere quello che Andrea Emiliani e Pier luigi Cervellati facevano al centro storico! L'ammirazione per il loro lavoro era cosi grande che siamo riusciti ad invitare Cervellati in Brasile nel l978. Lui ha fatto un corso nella facoltà di Architettura e Urbanesimo della nostra università e un'intera generazione di architetti si è formata avendo il centro storico di Bologna come esempio di preservazione civilmente ben riuscita. Che tristezza, in questi tempi, una notizia tale. Ma sono sicura che Bologna saprà lottare contro tale insanità. L'attuale direttore del nostro istituto di Tutela è stato allievo di Cervellati nel corso del 78, penso di chiedergli di scrivere a Italia Nostra per dare il suo sostegno. Da lontano ma vi fará compagnia, al meno.

Marlene

Prof.Dr. M.Suano

Faculdade de Filosofia, Letras e  Ciências Humanas- Depto.História- São Paulo-Brasile



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São Paulo-12-11-2010

Nella decade 1970, le nuove proposte di preservazione del patrimonio storico di Bologna, fondate sulla preservazione sociale e non solo architettonica, hanno servito d'ispirazione ai giovani professionisti che lavoravano sul patrimonio culturale in Brasile. Senza nessun dubbio le discussioni di allora, con Pier Luigi Cervellati, si sono costituite in riferimenti fondamentali per importanti cambiamenti della pratica della tutela. L'ironia è che oggi, davanti alla marea di barbarie che minaccia la stessa città di Bologna, dobbiamo lottare per non vederla regredire di nuovo ad essere “un modello” - giacché la prospettiva é di qualcosa CHE NON PUÒ ESSERE ASSOLUTAMENTE FATTA e che non dovrebbe essere stato neanche immaginato.



Ulpiano T.Bezerra de Meneses

(membro del Cons. Nazionale del Patrimonio Culturale del Brasile, Professore Ordinario di Storia nell'Università di São Paulo-Brasile)

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venerdì 4 settembre 2009

UNO SFREGIO A STRADA MAGGIORE

È estate, e come tutte le estati le strade non si paralizzano per il traffico ma per i lavori di manutenzione. Dopo gli analoghi interventi sulle vie Carbonesi e Barberia, anche Strada Maggiore è stata oggetto in data odierna (22 luglio) da un rapido blitz nel corso del quale, proprio all’altezza del portico dei Servi, si è proceduto a svellere i lastroni traballanti per sostituirli con ampie toppe di asfalto. Interessando uno dei punti a più alta concentrazione di monumenti architettonici della strada, l’intervento suscita sconcerto, non soltanto per i risultati prodotti a livello estetico. La pavimentazione attuale è frutto della rimozione dei lastroni di granito effettuata nel 1984, contro la quale “Italia Nostra” sollevò ampie proteste, ma appare comunque consona al decoro di una delle più belle strade di Bologna. L’intervento odierno, che si assomma a quello dell’anno scorso nell’ultimo tratto verso la Porta, appare un vero e proprio sfregio, certo non meno grave dei “graffiti” sui muri che tanto preoccupano l’attuale Giunta. Il fatto poi che il Comune non abbia ancora preso una decisione definitiva circa il dirottamento del “Civis” da Strada Maggiore fa sorgere ulteriori motivi di allarme. Ci si chiede insomma se l’intervento appena compiuto sia provvisorio o non prospetti piuttosto altre e più inquietanti intenzioni, che la nostra Città non può in alcun modo tollerare. Più in generale si vorrebbero dal Comune rassicurazioni circa l’esistenza di un piano di intervento sulle strade del centro storico, che nel 2004 il “codice Urbani” ha individuato come bene culturale da tutelare nella sua integrità.

Come storico dell’arte, resto poi sconcertato di fronte ai segni sempre più diffusi di una disaffezione per il volto antico della città, di cui questo non è che l’ultimo esempio. Si tratta di un disinteresse dovuto a motivi contingenti o, ipotesi più grave, da una vera e propria mancanza di cultura?

Daniele Benati
Presidente della sezione di Bologna di “Italia Nostra”

(pubblicato su “la Repubblica” ed. Bologna, 24.07.2009)
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mercoledì 2 settembre 2009

IL CIVIS E LA TUTELA DELLE ANTICHE STRADE

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OGGETTO: Bologna. Il Civis e la tutela delle antiche strade. Inostrabo.blogspot.com – Aggiornato al 30/07/2009.

Premessa. La Sezione bolognese di Italia Nostra - sotto la guida del Presidente pro-tempore, prof. Paolo Pupillo e dal marzo 2009 prof. Daniele Benati - fin dall’autunno 2007 ha partecipato al dibattito sul tram su gomma “CIVIS”, insieme ad altre associazioni e ai più qualificati esponenti della cultura bolognese, nell’ambito del principale fine istituzionale dell’Associazione ossia la tutela del patrimonio storico artistico (art.1 dello Statuto approvato con D.M.19/10/1999 del Ministro per i beni e le attività culturali).
Italia Nostra ha inoltre manifestato ripetutamente la propria posizione – sia alla Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio e alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, sia al Ministero per i beni culturali, sia a mezzo stampa -, posizione assolutamente contraria al passaggio del nuovo mezzo nelle strade più strette e pregevoli del centro storico: San Felice, Strada Maggiore, San Vitale, le prime due formanti il tracciato dell’antica via Emilia insieme con la via Rizzoli; quest’ultima, ampliata negli anni ’20 del ‘900, verso est è “sbarrata” dalle Due Torri e dagli imbocchi delle cinque strade radiali (sei metri scarsi di larghezza) che partono a ventaglio dalle Torri, formando una straordinaria realizzazione urbanistica di impianto medioevale, che solo in quanto tale andrebbe rispettata e salvaguardata.
Le ragioni dell’Associazione si riassumono qui di seguito.

Sotto il profilo estetico. Il Civis determinerebbe una gravissima alterazione dell’aspetto delle antiche strade, non solo per la presenza delle “strutture fisse” – i ganci e i pali metallici della linea aerea, la larga striscia centrale (mt 3,50) di asfalto colorato (mt 3,50), le banchine - ma anche per l’ingombro visivo permanente determinato dal frequentissimo passaggio del mezzo (meno di due minuti nelle ore di punta), con sostanziale negazione della via storica come unità architettonica tridimensionale, formata dal piano stradale di granito e dalle sequenze ininterrotte di edifici monumentali, le cui facciate risulterebbero notevolmente impoverite dalla presenza di un piano stradale così manomesso. Tutto ciò in pieno contrasto con il Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. n. 42/2004), che all’art. 10 tutela esplicitamente le strade storiche.
Né varrebbero a mitigare il danno le due fasce laterali in lastre di granito larghe poco più di un metro che comunque resterebbero costantemente coperte dalle file di auto e motorini in sosta; in altre parole, la striscia asfaltata centrale ridurrebbe le strade più belle e antiche di Bologna a corsia preferenziale di scorrimento per un mezzo snaturante, ancora più grande e pesante di quelli attuali.

Sotto il profilo della tutela, non sono da sottovalutare i rischi di sensibili danni agli edifici monumentali, tra cui le stesse Due Torri (XI-XII sec.), il portico di Santa Maria dei Servi (XIV-XV sec.) dalle sottili colonne (alcune già danneggiate e rinforzate da fasce di acciaio negli ultimi anni), il Torresotto di San Vitale e la facciata in arenaria del palazzo Orsi (XVI sec.), per effetto delle vibrazioni e del peso del nuovo mezzo, come ripetutamente. denunciato da esperti e studiosi; vibrazioni che secondo generiche affermazioni dell’Amministrazione comunale e dell’ATC (Trasporti Pubblici Bologna) sarebbero “assorbite” dalla spessa corsia centrale di asfalto. Né si è mai parlato della faglia e del ben noto fenomeno della subsidenza nell’adiacente via Zamboni, che ha richiesto da tempo costosi interventi su grandi complessi monumentali, quali la chiesa di San Giacomo Maggiore e il palazzo Malvasia.

Sotto il profilo funzionale. Far transitare un mezzo impattante come il Civis in strade medioevali larghe pochi metri, oltre ad essere devastante per le architetture è controproducente anche sul piano funzionale. Infatti, mezzi molto simili al Civis sono stati sperimentati altrove, in Italia e in Europa – comunque su rettilinei ben più larghi! – causando vari inconvenienti, che in qualche caso hanno portato alla loro eliminazione. A Bologna non è difficile immaginare che cosa succederebbe in vie come Strada Maggiore e San Vitale (già ora intasate di traffico) a causa del complesso funzionamento del sistema a guida ottica e della congestione del traffico determinata dalla corsia preferenziale, con le auto in sosta sui lati della strada ed i mezzi per carico e scarico dei negozi.
Con il Civis, che sostituirebbe due sole linee di autobus a gasolio (nn. 27 e 19), si otterrebbe una riduzione di 7 – 8 minuti del percorso tra il centro di Bologna e il vicino comune di San Lazzaro di Savena, con enorme sproporzione tra i costi e i benefici, se si considerano l’alto costo del nuovo impianto, i danni alle vie storiche, i disagi per le persone e, non ultimo, il fatto che gli attuali autobus viaggiano oggi tutt’altro che pieni.

Ma l’obiezione sostanziale è un’altra. Che il Civis determini una riduzione del 20% del traffico automobilistico privato, come sostenuto dal Comune, è assai discutibile. Secondo gli studi più avanzati e le soluzioni adottate altrove in Europa, la pressione delle auto sui centri storici si attenua solo se si creano strutture che consentano un facile avvicinamento all’area centrale e la sosta obbligatoria delle auto in adeguati parcheggi (vedi ad esempio il caso di Perugia). A Bologna, per la sua posizione strategica nei collegamenti est-ovest e nord-sud, il traffico urbano ed extra urbano ha ormai assunto tali proporzioni (secondo dati dello stesso Comune) da vanificare qualsiasi intervento parziale o localizzato che non prenda in considerazione il problema della mobilità nel suo complesso, agendo sull’intero sistema territoriale.

Perché e come si è giunti a questo. In primo luogo, per non perdere il cospicuo finanziamento (€ 182.000,00) assegnato alla precedente Amministrazione comunale (1999-2004) dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e per non pagare la penale prevista per modifiche del contratto e dell’appalto. In realtà, il progetto del tram su gomma è stato già modificato in precedenza e il finanziamento è legato principalmente alla tecnologia del mezzo e all’acquisto delle vetture e non necessariamente all’intangibilità del percorso, come è emerso anche dall’incontro del settembre 2008 tra il Ministero dei Trasporti ed alcuni rappresentanti politici dell’opposizione, con la partecipazione dell’ urbanista Pierluigi Cervellati.
L’altro fattore determinante è stato il ruolo preponderante dell’ATC, committente del progetto Civis e stazione appaltante dei lavori, che da molti anni, per risparmiare sui costi del personale viaggiante (autisti) ha privilegiato la scelta di grandi autobus e filobus doppi a lunga percorrenza, circolanti indifferentemente dentro e fuori il centro storico. Ciò tra l’altro dalla metà degli anni ’80 ha provocato in molte strade lo stravolgimento della bellissima pavimentazione di granito dei primi decenni del ‘900, progressivamente smontata e malamente rimessa in opera su alti solettoni di calcestruzzo cambiando l’originaria disposizione delle lastre di pietra, o più sbrigativamente ricoperta di asfalto (via Ugo Bassi, Sant’Isaia, San Vitale), nell’intento (illusorio) di ovviare ai guasti prodotti dai pesantissimi mezzi snodati.

Considerazioni finali e proposte. Si deve infine sottolineare che un progetto come quello del Civis, e più in generale della mobilità urbana, è anzitutto un problema urbanistico, e come tale rientra a pieno titolo nelle attribuzioni del Comune, che è il soggetto pubblico abilitato per affrontarlo con scelte politiche di alto profilo, ponendo al primo posto la salvaguardia di un centro storico che è tra i più belli d’Italia. Perché se è vero che ora già vi circolano gli autobus, con il Civis e le sue strutture fisse si renderebbe definitiva e irreversibile la circolazione di mezzi lunghi e ingombranti nelle vie medioevali larghe pochi metri; mentre oggi è ancora possibile un cambio di rotta, una soluzione diversa e migliore in linea con le più avanzate esperienze urbanistiche italiane ed europee, che preveda in particolare, come anticipato fin dal 2007 da Italia Nostra, l’attraversamento del centro da parte dei grandi mezzi pubblici utilizzando solo il sistema degli ampi rettilinei otto-novecenteschi, ossia l’asse via Irnerio - dei Mille - Don Minzoni (est-ovest) e le due vie Indipendenza e Marconi (nord-sud), anch’esse ben più larghe di Strada Maggiore.

Dal dibattito, svoltosi inizialmente tra l’Assessorato ai Trasporti e una ristretta cerchia di esperti, urbanisti, ex Soprintendenti e allargatosi nel corso del 2008 ad un ambito ben più vasto a livello di pubblica opinione, è emerso che anche spostare il Civis dalle strade storiche non basta. Occorre infatti superare l’attuale obsoleto schema radiocentrico del trasporto pubblico, che ha concentrato negli ultimi decenni un crescente volume di traffico all’ interno della cerchia delle antiche mura e in particolare sul percorso della via Emilia il cui impianto risale al II secolo avanti Cristo, e mettere a punto un nuovo e più moderno modello di mobilità pubblica e privata, che si ponga come obiettivo centrale quello di liberare finalmente il cuore della città antica dalla morsa dei pesanti mezzi snodati (e in via prioritaria, la chiusura al traffico dell’area sotto le Due Torri).
Tale modello prevede la circolazione dei grandi mezzi sui viali di circonvallazione e nei rettilinei di cui sopra e l’adozione di mezzi piccoli e non inquinanti all’interno del centro storico, con un sistema di parcheggi suddivisi in varie fasce per filtrare e bloccare il traffico privato. Modello che ha molti punti di assonanza con la proposta espressa dall’ASCOM (Associazione Commercianti di Bologna) nel luglio 2008, ferma restando ovviamente la necessità di rigorosi controlli per quanto riguarda i parcheggi, interrati e non, all’interno del centro storico.

L’azione di Italia Nostra ed i rapporti con le istituzioni. L’operato della Sezione bolognese di Italia Nostra, che al problema Civis negli ultimi due anni ha dedicato buona parte dell’attività del Consiglio direttivo in stretto contatto con il Presidente nazionale dott. Giovanni Losavio, si è concretata soprattutto mediante rapporti e incontri con i rappresentanti delle istituzioni competenti (l’Assessore Zamboni nel marzo 2008 e poco dopo i Direttori regionali per i beni culturali e paesaggistici d.ssa Maddalena Ragni e ing. Luciano Marchetti), l’acquisizione della documentazione progettuale relativa al Civis, la redazione di varie note e relazioni indirizzate alle Soprintendenze e al Ministero, i contatti con altre associazioni.
Un risultato importante è stata la conferenza stampa tenuta il 10/10/2008 presso il Dipartimento di Biologia dell’Università, che ha riscosso notevole successo, con la partecipazione del Presidente nazionale e di autorevoli personalità politiche e culturali quali l’ex Sindaco Guido Fanti, il prof. Cervellati, i Presidenti dei Quartieri interessati, il direttore dell’ASCOM, i rappresentanti dei comitati anti-Civis, ecc.

Nel giugno 2008, al posto dell’ing. Marchetti trasferito a Roma, è stata posta a capo della Direzione regionale l’arch. Carla Di Francesco, tra i più preparati ed attivi Dirigenti generali del Ministero, che subito ha preso a cuore la questione Civis, evidenziata da Italia Nostra anche in vari incontri con il Presidente Pupillo. In luglio sono iniziati i lavori per il Civis in via Marconi (asfalto e banchine) durati vari mesi, con notevoli disagi per i residenti e i commercianti. In settembre, l’arch. Di Francesco in un’intervista si dichiara favorevole a una modifica del tracciato del Civis (in base anche a quanto emerso dall’incontro presso il Ministero dei Trasporti), e preannuncia l’intenzione di chiedere sul progetto esecutivo, che le verrà consegnato dal Comune, il parere del comitato tecnico-scientifico del Ministero per i beni culturali.
In ottobre, il Ministro per i beni e le attività culturali Sandro Bondi chiede sul tema una “relazione accurata” alla Di Francesco, che inoltre trasmette al Ministero il progetto esecutivo relativo a Strada Maggiore chiedendo il parere del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, massimo organo consultivo tecnico-scientifico del Ministero. Anche in questa delicata fase è intervenuta Italia Nostra che nel dicembre 2008, a sostegno dell’operato del Direttore regionale, ha inviato una lunga e argomentata nota al Ministro Bondi, già intervenuto a difesa del centro antico e del Battistero di Firenze in merito alla nota questione della tramvia, chiedendogli tra l’altro di intervenire anche per il Civis a Bologna.
Il 28/01/2009 i due comitati tecnico-scientifici per i beni architettonici e per i beni archeologici del Consiglio superiore esaminano il progetto per Strada Maggiore emettendo il loro parere. In esso si chiede “una riflessione generale sul Civis”, specie per “i tratti previsti nel centro storico”, rilevando tra l’altro “la perdita delle attuali pavimentazioni, la presenza di elementi incongrui sul piano stradale, mancanza di inquadramento architettonico e di comprensione degli spazi storici” e auspicando “un maggior coinvolgimento degli uffici periferici” (Soprintendenze). Seguono polemiche ed interviste sulla stampa quotidiana (Di Francesco e Zamboni).

Poco dopo, nel vivo della campagna per le elezioni amministrative, i vari candidati Sindaco prendono in vari modi le distanze dal progetto Civis. Nel programma elettorale del candidato Sindaco Flavio Delbono, poi eletto, al capitolo Infrastrutture e mobilità si legge: “…le infrastrutture in corso di realizzazione come il CIVIS non devono continuamente essere messe in discussione. Pur trattandosi di un’eredità pesante della Giunta Guazzaloca, è del tutto irresponsabile l’atteggiamento di chi chiede una moratoria per il CIVIS, anche solo tenendo conto delle penali e dei danni che l’amministrazione – ovvero tutti i cittadini – dovrebbe corrispondere alle imprese esecutrici titolari di un regolare contratto. L’opera non ci piace, ma sono stati spesi dei soldi pubblici che non possono essere sprecati: il buonsenso esige solo che il progetto originale possa essere eventualmente variato qualora il Ministero dei Beni Culturali lo richieda motivatamente e comunque agendo si agirà per ridurre i disagi e garantire la massima sicurezza delle condizioni di percorso del veicolo”.

A fine aprile 2009 viene preposta alla direzione della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio l’arch. Alessandra Marino. Ai primi di luglio la stampa cittadina dà notizia di un prossimo incontro tra il Direttore regionale Di Francesco e il nuovo Sindaco per un confronto sul Civis.
Il giorno 16/07/2009 il Soprintendente Marino incontra il Presidente di Italia Nostra (accompagnato da due consiglieri), dimostrandosi molto attento e sensibile ai principali problemi di restauro e tutela relativi al centro storico di Bologna, e in primo luogo il Civis.

IL PRESIDENTE
(Prof. Daniele Benati)

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Bologna, 04/12/2008


Al Presidente nazionale di Italia Nostra
Dott. Giovanni Losavio
Via Sanremo, 119
41100 Modena

Al Presidente regionale di Italia Nostra
Arch. Marina Foschi
Via Giuseppe Pedriali, 12
47100 Forlì

Allegati: uno (4 fogli)


OGGETTO: Bologna – Tram su gomma “Civis” – Tutela delle antiche strade.


Si trasmette per opportuna conoscenza, in allegato alla presente, copia della lettera relativa all’oggetto inviata al Ministro per i beni e le attività culturali, On.le Sandro Bondi.

Con i migliori saluti.

IL PRESIDENTE
(Prof. Paolo Pupillo)
Il Consigliere
(arch. Germana Aprato)
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